Michele D’Avino

Nacque a San Gennaro il 1 gennaio 1914 da Luigi e da Teresa Borrelli, trascorse l’infanzia tra i paesi vesuviani e quelli dell’Irpinia dove il padre Ispettore scolastico peregrinò negli anni iniziali della sua carriera ispettiva; frequentò il Ginnasio ad Ottaviano e il Liceo a Maddaloni; si laureò col massimo dei voti in Lettere nel 1936 presso l’Università degli Studi di Napoli. Nello stesso anno entrò nella scuola presso l’Istituto Magistrale “Francesco De Sanctis” di Lacedonia, dove conobbe e sposò Caterina Onorato, inseparabile compagna della sua vita, fatta di studi e ricerche. Insegnò all’Istituto Magistrale “Regina Margherita” di Salerno, e poi all’Istituto “Eleonora Pimentel Fonseca” di Napoli. Ebbe diversi incarichi di presidenza. Uscì dalla scuola nel 1979: ultima sede di servizio il Liceo Classico “Antonio Rosmini” di Palma Campania dove ricoprì l’incarico di Preside. Morì il 20 novembre 1987, a Portici, silenziosamente, all’improvviso, quando nessuno se l’aspettava.
Punto di riferimento culturale per tutti per il suo altissimo spessore culturale e perché dotato di infinita umanità ed amore verso i suoi concittadini e verso il suo paese, non disdegnò il rapporto con cittadini di ogni ceto sociale; di fronte a chi volesse ostentare patenti di nobiltà, con la sua autorevolezza e anche con soddisfazione amava ripetere: “A San Gennaro di nobili non ce ne sono né ce ne sono mai stati; non sapremmo cosa farcene; qui tutto è frutto della fatica delle braccia e dell’acume della mente”.
Studioso appassionato del mondo classico, fu cultore di Archeologia e pubblicò molte opere. Prima tra tutte l’”Efebo” del quale si scrisse: “L’eloquio colto, la penna penetrante scavarono nell’inconscio e i suoi personaggi emergono dalle pagine con la loro psicologia in un mondo fatto di umanità e sincerità”. Il libro ebbe due edizioni in lingua Italiana e due edizioni in lingua tedesca col titolo “Golden Tage Von Pompei”. Ma pubblicò tanti altri studi come “Gli Antichi e la Morte”; la “Donna a Pompei” che ebbe anche l’onore di una traduzione e pubblicazione in lingua Inglese. E poi ancora “Pompei proibita” e “Campania Nobilissima” oltre al “Tesoro di Boscoreale”; e ancora “Le lampade dal Vesuvio” e “Il Notturno di Ama”.
Si cimentò anche in altri generi con “Diario di Liù”, “Il Mercante di Carta”, “La Celentana”, “La lupa irpina”, “Scipione Cacciabella”, “Il Cantastorie”, “Il Sindaco di Panecuocolo”, “Gli ultimi due processi di Gennaro Marciano”, “Il Romanzo dei D’Annunzio”, “Akudunnia- Lacedonia degli Irpini”.
L’opera che gli fece acquistare grande merito, insieme all’amico e concittadino Francesco D’Ascoli, nel campo della Storia Patria fu “I Sindaci di Napoli”, in due volumi di ottocentosessanta pagine dei quali Mario Stefanile celebrò le altissime qualità e i grandi meriti giudicandola “opera veramente utile per chi voglia occuparsi di Napoli” e a cui fu assegnato il “premio Napoli 1974” per la meridionalistica.
Ma Michele D’Avino fu pure ideatore e organizzatore di manifestazioni e di iniziative culturali come convegni di studio e rappresentazioni teatrali, né disdegnò le competizioni sportive a carattere culturale quando si fece promotore della “Lampadodromia”, una gara che evocava la corsa con le fiaccole ad imitazione di quelle compiute nell’antica Grecia, alla cui attuazione e realizzazione si interessò anche il “Corriere della Sera”.
Non rifuggì, infine dall’impegno politico: spinto dalla tensione morale che animava il suo spirito e dall’amore per la sua patria, entrò nell’agone politico locale capeggiando, nel 1975, una lista unitaria che vedeva associati per la prima volta nella storia del nostro paese, in spirito di collaborazione, rinnovamento e modernizzazione le componenti Democristiana e Comunista da sempre antagoniste, ma tenute insieme dall’autorevolezza del personaggio.
Eletto Sindaco per gli anni 75-76, ispirò la sua opera a quella di Nicola Amore, che aveva, tra gli altri, descritto ne “I Sindaci di Napoli”; nel programma amministrativo pose al primo posto l’impegno di costruire il Cimitero a San Gennaro. Patrocinò molto la realizzazione di quest’opera: diede l’incarico, fece realizzare un plastico, fece approvare il progetto e scegliere l’area per avviarne la realizzazione. Amava ripetere che quel progetto era molto seguito a San Gennaro e che tutti guardavano a quell’opera e principalmente lui “che si avviava ormai al capolinea”, intendeva portarla a termine perché desiderava essere seppellito nella propria terra: questo suo sogno non poté realizzarsi allora, per una serie innumerevoli di difficoltà dovute all’acquisizione dei suoli, alla realizzazione della strada di accesso, all’insipienza degli amministratori che per lungo tempo si sono succedettero alla guida del Comune, all’ostracismo delle opposizioni che non digerivano che le rispettive antagoniste maggioranze realizzassero un’opera che avrebbe fatto ben parlare di sé e avrebbero acquistato meriti imperituri. Ma il Cimitero di San Gennaro ormai è una realtà che attende di accogliere nel seno della Madre Terra le spoglie di Michele D’Avino che riposano ancora oggi nel Cimitero consortile di Palma Campania e di tanti altri concittadini che hanno onorato il nostro paese con l’eroismo, con la cultura, con l’ingegno, con l’opere. (AG)