Titolo di fondazione del Convento Francescano di San Gennaro Vescovo e Martire in San Gennaro Vesuviano

Atto notarile

di fondazione del Convento di San Gennaro V. e M.

dei Frati Minori Riformati di San Francesco d’Assisi

da parte del Marchese di Lauro e signore di Palma,

Conte di San Valentino, Don Scipione II Pignatelli-Carafa

 

Die decima septima mensis Xbris[1], decime seconda indictione[2] 1613. Nolae, et prope in Palatio Rev.mi Episcopi Nolani – in nostra praesentia costituti Dominus Scipio Pignatelli Marchio Lauri[3], Palmae, et Comes Sancti Valentini, commorans in terra Lauri, ad praesens in dicta Civitate Nolae per transitum[4], agens et interveniens ad infrascripta omnia pro se, suisque haeredibus, et successoribus ex una parte – Et Reverendus Dominus Fabritius Gallus de Neapoli[5] Dei, et Apostolicae Sedis Gratiae Episcopus Nolanus, agens similiter ad infrascripta omnia, et singola, tam pro se quam pro parte Patrum Reformatorum sub titulo S. Francisci Assisii[6], ex altera parte – Praefatus quidam Dominus Scipio, sponte asseruit, et declaravit coram nobis, et ipsum Episcopum in dicto nomine praesentem et audientem in hoc vulgari sermone pro planiori, et clariori intelligentia videlicet[7].

Come lo predetto Domino Marchio Scipione Pignatelli possedeva una Cappella con un piccolo romitaggio sotto il titolo di S. Gennaro Martire, e Protettore di Napoli costrutta, et fabbricata da’ suoi antecessori[8], ch’era situata in mezzo ad una territorio incolto esteso di sua proprietà sito, e posto nelle pertinenze di Palma, luogo detto S. Gennaro, confinante da tutt’i lati colli beni dello predetto Domino Scipione, et volendo lo predetto Domino Scipione a sua devozione fondare, come ha fondato, et eretto nello predetto luogo non solo una maestosa Chiesa dandoli lo predetto titolo di S. Gennaro, ma ancora un grande convento alligato[9] alla predetta Chiesa fatto a sue spese, che ci ha speso circa ducati 16.000[10], col consenso oretenus[11] dello predetto Reverendissimo Vescovo, colla intenzione di farci venire ad abitare nello predetto convento li PP. Riformati di S. Francesco d’Assisi, non meno di sedici PP. Sacerdoti et Confessori, et Laici addetti ai loro servizi, per cui intende di rinunciare e donare per titolo irrevocabiliter inter vivos[12] a beneficio delli predetti PP. Riformati di S. Francesco d’Assisi, non solo la Chiesa, suppellettili, arredi, et vasi sacri di argento, et convento predetto, ma ancora porzione dello predetto territorio incolto, cioè moja sedici dalla parte di dietro dello predetto Convento a Settentrione, et moja venti dalla parte avanti dello convento predetto, che serve per loro uso e comodo con farne li predetti PP. pro tempore quello uso che li pare, e piace, et anche duc. 80 l’anno in perpetuum, et in mundo durante[13] terziatim[14], da percepirli, et averli dalli primi frutti, et rendite de’ suoi beni stabili Burgensatici[15], che possiede nello stato di Lauro[16], che debbono stare per dote di detta Chiesa, et per le annuali rifazioni, et riparazioni di fabbriche dello predetto convento, riserbandosi lo predetto Domino Marchio Scipione una messa giornale in perpetuum, et in mundo durante[17], et particolarmente quella che si celebra da detti  PP. nell’ora di terza[18], seu conventuale in detta Chiesa, et due messe cantate l’anno in perpetuum, da celebrarle dalli predetti PP. ma una nel giorno di S. Gennaro, et l’altra nel giorno di S. Francesco, secondo la sua intenzione, et recitando li predetti PP. i Divini uffizj[19] siano obbligati di raccomandare al Signore Iddio l’anima dello predetto loro fondatore di detto luogo, et Benefattore.

Et facta assertione praedicta, praefatus Dominus Scipio dictam eius deliberatione adimplere, dictamque donationem perficere, et realiter ad effectum ducere, motus, ex causis praedictis, sponte igitur praedicto die coram nobis non vi, omnique meliori via, ex eius mera, et libera voluntate motu quidem proprio, et non per errorem non errans ut dixit, in iure, nec in facto, sed largo et absoluto modo pure simpliciter, et bona fide motus ex caussis superius expressis, et ex aliis dignis et iustis caussis eius mentem, animum ad hoc digne, et iuste moventibus, et inducentibus, quae licet hoc non exprimentur, habere tamen voluit pro expressis, et specifice declaratis, et quia sic sibi placuit, et placet, omnique alia meliori via, libere et gratiose donavit donationis titulo irrevocabiliter inter vivos cessitque renunciavit eidem Episcopi in dicto nomine, et pro parte Patrum Reformatorum praesenti, recipienti, acceptanti, et stipulanti dicta Ecclesiam suppellettiles, conventum, territorium modiorum triginti sex, de super descriptum, et confinatum antea, et retro dictum conventum praemissisque loco et finibus designate sic francum, et dictos annuos ducatos octuaginta tertiatim, ut supra de primis fructibus et entrantibus suorum bonorum stabiliu qui possidet in praedictum Statum Lauri ut supra, verum indicto onere celebrationis missae unius quotidie et missarum duarum solemnium in praedictam sollemnitatem, et Festivitatem Sanctorum Januarii, et Francisci, ut sopra abhodie in antea, et in perpetuum, et recitantes Divina Officia debent dicti PP. memorari Animae Domini fundatoris, etiam in perpetuum et in mundo durante, et dictus Episcopus promisit exequi quam ut supra[20].

Pro quibus omnibus observandis ambo partes ipsae, et qualibet ipsarum pro ut attentis omnibus supradictis, sponte obligaverunt se ipsam, et quamlibet ipsarum, eorumque, et cuiuslibet ipsarum haeredes, successores, et bona omnia una pars videlicet alteri praesentibus, sub poena dupli medietate cum potestate capiendi constitutione praecarj, renunciaverunt et iuraverunt et dictus Episcopus in pectore more praelatorum[21].

Praesentibus Loisio Lombardo Nolano Regius ad contractus Iudice, me Jovanni Battista Galeota Nolano propter Notario, Antonio Fontanarosa, Joanni Battista Fellecchia, Domino Josepho Galeota, Vincentio Fusco, et Antonio Risi testibus[22]

 (Testo edito in: P. CIRILLO CATERINO, Storia della Minoritica Provincia Napoletana di S. Pietro ad Aram, NA 1927, vol. III – Documenti, pagg 227-229 – Note a cura di Aniello Giugliano)

 NOTE

[1] Il 17 del mese di Dicembre dell’anno 1613.

[2] L’indizione è il numero d’ordine progressivo occupato dall’anno in un ciclo di 15 anni. Il sistema in uso nell’antico Egitto nei documenti fiscali con riferimento ai rinnovi dei ruoli delle tasse, che avvenivano ogni 15 anni. Per calcolare l’indizione si deve aggiunge 3 all’anno e dividere per 15, il resto dà l’indizione, se è zero è la quindicesima (ripeto il resto non il quoziente). L’indizione greca, vigente da noi, iniziava il 1 settembre, quella romana o pontificia il 25 dicembre. (Nel nostro caso: anno 1613 + 3 = 1616 : 15 dà 107 al quoziente e 11 di resto; essendo l’atto stipulato nel mese di dicembre, per il computo greco si è già all’indizione successiva, cioè la dodicesima).

[3] Scipione Pignatelli II (Pignatelli-Carafa) nel 1581 eredita il Marchesato di Lauro dal nonno Scipione Pignatelli I in seguito alla prematura scomparsa del padre Camillo (Pignatelli – Caracciolo Pignatelli), deceduto anch'egli nel 1581, premorto al padre che poco dopo lo seguì nella tomba. Col matrimonio con la nobile donna Vittoria Frangipane della Tolfa- Spinelli, erede del Feudo della Terra di Palma e Contessa di San Valentino, acquisì anche il titolo di Conte di San Valentino.

[4] Gli atti dai notai di un determinato luogo potevano essere accolti dai residenti o da persone che transitavano per il luogo dove l’atto era redatto.

[5] Fabricius Gallus Neapolitanus: nato a Napoli il 2 luglio 1545 studiò Diritto Civile poi abbracciò la vita ecclesiastica. Divenuto vescovo di Nola nel 1585, riedificò la cattedrale e chiamò nella diocesi vari ordini monastici: Padri Minimi a Cimitile, i Domenicani a Madonna dell’Arco, i Padri di S. Giovanni di Dio a Nola, i Padri Camaldolesi nell’eremo di Nola-Visciano e i Minori Riformati a San Gennaro nella Terra di Palma. Nel 1588 tenne un primo sinodo e nel 1594 tenne il secondo. Morì a Nola il 6 novembre1614 e fu sepolto nel Duomo. Cfr.FILIPPO RENATO DE LUCA, I Vescovi di Nola nei medaglioni della cattedrale.Napoli, 2000, pagg. 159-160.

[6] Frati Minori Riformati (in latino Ordo Fratrum Minorum Reformatorum; sigla O.F.M. Ref.) soggetti al Ministro Generale degli Osservanti, aspiravano a vivere la più stretta osservanza della Regola. Furono istituiti nel 1519, ma solo nel 1532 papa Clemente VII  impose a tutti i ministri provinciali di destinare alcune case in ogni provincia alle comunità riformate. Maggiore autonomia ottennero da Papa Gregorio XIII, nel 1579 finché  Papa Urbano VIII, nel 1639, permise l’erezione delle Province Riformate. I Riformati ebbero straordinaria diffusione. In seguito alle soppressioni papa Leone XIII nel 1897 li unì ai Recolletti agli Alcantarini e agli Osservanti nell'Ordine dei Frati Minori.

[7] Diamo per comodità di lettura la traduzione del testo latino:

Il giorno 17 dicembre 1613, XII Indizione. In Nola e precisamente nel Palazzo del Reverendissimo  Vescovo Nolano – in nostra presenza si sono costituiti il Signor Scipione Pignatelli marchese di Lauro, di Palma e Conte di San Valentino, dimorante in Terra di Lauro, al presente per transito nella città di Nola, agente e interveniente a tutti gli infrascritti (atti) per se, per i suoi eredi e successori, da una parte – e il Reverendo Signor Fabrizio Gallo da Napoli per grazia di Dio e della Sede Apostolica Vescovo Nolano, che interviene similmente a tutti gli infrascritti atti e singolarmente in ciascuno di essi, tanto per sé quanto per parte dei Padri Riformati denominati di San Francesco d’Assisi, dall’altra parte – Avendo annunciato tale Signor Scipione, spontaneamente asserì,  davanti a noi tutti, e allo stesso Vescovo nel detto nome (in tale veste) presente e udiente, dichiarò in questo sermone naturalmente espresso in lingua volgare per maggiore scioltezza e più chiara comprensione.

[8] Di una Chiesa dedicata a Sant’ Januarius in Silva abbiamo notizia documentata dalla fine del secolo XI

[9] Annesso

[10] Somma corrispondente alla dote della consorte all’atto del matrimonio  contratto in Napoli, il 2 giugno 1582, con Vittoria Frangipani della Tolfa - Spinelli, Contessa di San Valentino e Signora della Terra di Palma.

[11] Consenso ottenuto oralmente.

[12] Formula notarile: donationis titulo irrevocabiliter inter vivos = A titolo di donazione irrevocabile tra vivi.

[13] Formula notarile: In perpetuum, et in mundo durante = Sena limiti di tempo e finché dura il mondo.

[14] Termine notarile: Tertiatim = in tre rate (in genere il primo gennaio, il primo maggio e il. 31 agosto) pagabili alla riscossione delle prime rendite.

[15] Beni stabili distinti tra terre demaniali  (tutti i terreni aperti, culti o inculti, qualunque ne fosse stato il proprietario, sui quali venivano esercitati gli usi civici) e terre possedute a titolo privato, cioè di assoluta pertinenza di un cittadino (allodiali) o del Comune (beni patrimoniali) o del barone (beni burgensatici – da borghese - dal lat. mediev. burgensaticu(m), deriv. di burgensis ‘borghese’; propr. ‘di proprietà dei borghesi’.).

[16] Nel Medioevo e nell’Età moderna il Vallo di Lauro, sino al 1806, costituì un’unica entità amministrativa, corrispondente ad un compatto Stato feudale che aveva per base sedici casali, cioè tutti i centri abitati del vallo.

[17] Vedi nota 11

[18] Dalle otto alle nove del mattino

[19] Col Concilio  Tridentino il breviario romano divenne il libro per l'ufficio divino nella Chiesa Latina con l'obbligo per i chierici ed i religiosi di pregare l'intero ufficio giornalmente a nome della Chiesa. Gli ordini religiosi tradizionali mantennero  l'obbligo del coro, dove  l'ufficio veniva cantato da monaci e frati riuniti, a cui assistevano anche i fedeli.

[20] E fatta la predetta asserzione il premesso Signore Scipione per adempiere la detta di lui deliberazione, e condurre a termine la detta donazione, e portarla realmente ad effetto, mosso dalle cause esposte, spontaneamente dunque nel giorno predetto davanti a noi non con la forza, e con ogni miglior percorso, dalla sua pura e libera volontà e da proprio sentire interiore, e non per confusione non errante come disse, in diritto, né in fatto, ma in modo ampio e totale, e mosso da buona fede per le cause più innanzi espresse, e per tutte le altre ragioni degne e giuste della sua mente, e sentimenti degni di queste cose, e mosso da cose giuste, e condizionanti, che è lecito qui non riportare, tuttavia volle avere per espresse e specifiche dichiarazioni, e che così a lui piacque, e piace, e ogni altra migliore via, liberamente e graziosamente donò il titolo di donazione in modo irrevocabile tra vivi e cedette e rinunciò  al medesimo Vescovo  col nome predetto, e a favore della presente parte dei Padri Riformati, riceventi e accettanti e stipulanti la detta Chiesa, le suppellettili, il Convento, il territorio di moggia trentasei, innanzi descritto, e confinante davanti e dietro detto convento  e premesso luogo e confini descritti e liberi, e i detti ottanta ducati annui da riscuotere in tre scadenze, come sopra detto dai primi frutti delle entrate dei suoi beni stabili che possiede nel predetto Stato di Lauro, per la verità detto onere per la celebrazione di una messa al giorno e per due messe solenni nella predetta solennità, e festività dei Santi Gennaro, e Francesco, come sopra da oggi in avanti e in perpetuo, e i Padri nel recitare gli  Uffici Divini si devono ricordare dell’Anima del Signor Fondatore, anche in perpetuo e finché il mondo dura, e il detto Vescovo promise che sarebbe stato eseguito come sopra.

[21] Per osservare tutte le quali cose le due stesse parti, e con ogni mezzo delle stesse per tutti gli intenti sopradetti, spontaneamente obbligarono se stesso, e per quanto delle stesse, e degli stessi, e come piacque degli eredi delle stesse (parti), successori, e tutti i beni una parte naturalmente agli altri presenti, sotto la pena della doppia medietà (quella direttamente rimborsabile e quella da applicarsi da parte del Regio Fisco) con potestà per l’esperimento del giudizio contro i terzi possessori (Cfr. CESARE MARINO, Lezioni di diritto civile, NA 1833, Tomo I, parte I, pag.188),  rinunciarono e giurarono e il detto Vescovo in pectore (tacto pectore) al modo dei prelati.

[22] (Letto l’Atto) ai  Presenti Luigi Lombardo Nolano Giudice Regio al contratto, me Giovanni Battista Galeota Nolano Protonotaio, Antonio Fontanarosa, Giovanni Battista Fellecchia, Don Giuseppe Galeota, Vincenzo Fusco, e Antonio Risi testimoni

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